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Oratorio

Chiesa S.Andrea



Cosa sono gli oratori


Gli oratori sono realtà che, forti della loro tradizione, continuano ad essere luoghi di riferimento per bambini, ragazzi, adolescenti e occasione di coinvolgimento degli adulti che si mettono a servizio della loro crescita.Molti oratori sono strutture dotate di ambienti differenti utilizzati per attività di ogni tipo: immancabile la catechesi, e poi il gioco, lo sport, la chiacchiera, il laboratorio, il corso...L'incrocio di rapporti che nascono dalla condivisione di queste esperienze dà forma all'identità dell'oratorio. Le persone che lo abitano gli danno un volto e un nome. Ma a partire da uno sguardo e da parole che non possono dimenticare una questione di fondo: l'oratorio non si origina da sé, non può concepirsi come realtà semplicemente autonoma che chiede di essere reinventata tutte le volte.L'oratorio nasce dalla parrocchia e se in qualche modo non ne rimane legato si trasforma in qualcosa di completamente altro. "L'oratorio è l'espressione dell'amore della Chiesa, organizzata in comunità parrocchiali o in istituzioni educative, per i suoi figli più giovani..." (Paolo VI). L'oratorio è quindi istituito dalla parrocchia per crescere i suoi figli, perché continui e cresca la comunità cristiana.Il problema è che a seconda del significato dato al "figlio", al "piccolo", cambia completamente il modo di essere oratorio. È la piccola chiesa del piccolo adulto o è il luogo in cui io comunità accompagno ogni figlio ad essere grande e grande nella fede?Tenere aperta questa riflessione diventa molto importante in una società attuale che non si riconosce più nella comunità cristiana e trova anche nuovi luoghi per l'educazione dei ragazzi.Pur nella fatica di dare una definizione univoca di una realtà così multiforme, esistono delle dimensioni irrinunciabili per poter parlare di oratorio. Nino.Orsini


Grest 2001
Grest 2001

Chi sono i ragazzi dall'Oratorio

Pazzi da Slegare

E' ormai entrata nella terminologia più comune sia tra i ragazzi, sia nei linguaggi mas mediali espressioni del tipo ”Quella ha una faccia da Oratorio” oppure: “guarda che non siamo mica all'oratorio!” ed per i calciofili “giochi proprio da oratorio”. Non solo si ritengono i ragazzi (e ancor di più i giovani) che partecipano alle realtà oratoriane una razza in via di estinzione, ma nella forma mentis dei più, non solo lo starci, ma anche l'apparire come tale è una forma malattia infettiva che uno ha addosso e che deve a tutti i costi farsela passare.Già, perché ormai dentro e non più alla fine del millennio mi piace definire quell'essere provocante che è il “ragazzo da oratorio” un pazzo da slegare. Non un “animale raro” da proteggere a tutti i costi in una casa protetta, dal cancello ben serrato per non confondersi con il mondo esterno, dove parole, azioni e gesti sono ben distinte da quel che poi succede fuori. Ma un giovane, un giovane di oggi, confuso, felice, malinconico, entusiasta, scatenato, pigro, violento, pacifista… un giovane alla ricerca della sua identità anche se non lo ammetterà mai. Un giovane che ha il coraggio anche di scelte, forse non così eccezionali come qualcuno può credere, ma sicuramente controcorrente tra i suoi coetanei: ecco perché chiamato non tanto a star dentro, ma a condividere, con una sana testimonianza, questa sua ricerca con i suoi amici, con i compagni di scuola, con i colleghi di lavoro, con la compagnia della notte.Pazzi da slegare e da lanciare in un mondo giovanile dove la trasgressione è diventata omologazione al becero, al brutto, allo squallido senza nervo e non più alla fantasia, alla contestazione, alla presa di posizione verso grandi temi, grandi battaglie, grandi prese di posizione, magari stupide lette con il senno del poi, ma che arricchivano di quello spirito di partecipazione diventato merce rara nella vita dei giovani.Pazzi da slegare per dire agli amici, ai coetanei, ai compagni di scuola e di lavoro, senza troppi fronzoli o parole dotte, talmente scontate nel loro non comunicare nulla, da diventare vuote e fastidiose, ma con la freschezza di un linguaggio che non sempre c'azzecca, ma che si fa' capire… che l'incontro con Cristo è ancora possibile che può cambiarti fino a farti provare il desiderio di vivere quell'amore che Lui stesso ci ha insegnato.Pazzi da slegare per affermare che un'ora passata a riflettere insieme, a confrontarsi con una Parola che ha ancora la qualità di trasmetterti sensazioni di vita; che un pomeriggio passato ad aiutare quella comunità che per dare un sorriso in più ad un disabile, ad un anziano, ad un povero, ha bisogno di braccia di qualità; che una giornata passata a far giocare i più piccoli in un campo di pallone non è tempo perso, ma un tesoro guadagnato.Pazzi da slegare per dire anche ad altri che la globalizzazione, l'interculturazione razziale, il villaggio globale, non è un viaggio fatto navigando nel cyberspazio, non è il frutto di un mouse o di un www. , ma di una mano stretta, di una persona ascoltata, di situazione da sapere sebbene la voglia di silenzio dei giornali, di campagne da condividere, e perché no, di marcia da vivere per dire che un po' di idealismo, un po' di utopia fa' ancora bene per crederci in questo mondo.Un giorno, un vecchio saggio, bianco nel vestito e giovane nel cuore, nel rivolgersi a migliaia di giovani che ancora una volta lo avevano seguito sulle strade del mondo, con la sua solita passione disse: “Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore. Qualcuno del mondo degli adulti ha paura di questi potenti desideri dei giovani e che anche voi stessi ne avete paura. Per costruire la storia è necessario che la liberiate dai falsi sentieri che sta percorrendo”.Essere da Oratorio significa oggi, nel 2007, dare gambe e gingoli ai sogni di un mondo nuovo e far passare il vangelo, libro giovane di duemila anni, dal comodino, al cruscotto, allo zainetto, alla vita. Nino.Orsini

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